Icona San Giorgio il Grande Martire in serigrafia di ottima qualità con colori “” vivaci “” e sfondo acrilico dorato.
Si celebra il 23 aprile di ogni anno. Ma se la festa cade prima di Pasqua, allora viene celebrata il giorno successivo alla Pasqua (lunedì della giustificazione).
Il popolare San Giorgio il Grande Martire e Portatore di Trofeo nacque intorno al 275 d.C. in Cappadocia da genitori cristiani. Suo padre, infatti, morì martire per Cristo quando Giorgio aveva dieci anni. Sua madre lo portò con sé nella sua terra natale, la Palestina, dove aveva le sue fattorie. Quando aveva 18 anni, si arruolò nell’esercito romano. Nonostante la giovane età, svolse perfettamente i suoi compiti militari. Tutti lo ammiravano per la sua statura. Per questo motivo, lo promossero rapidamente a cariche più alte e gli diedero il titolo di conte e Diocleziano lo tenne in grande considerazione.
Confessore
Dall “epoca dell” imperatore Decio fino all “ascesa al trono di Diocleziano nel 283 d.C., la Chiesa cristiana crebbe immensamente perché regnava la pace. I cristiani assunsero molte cariche pubbliche, costruirono molti grandi templi, varie scuole e organizzarono l” amministrazione e la gestione delle chiese e della carità.
Diocleziano si occupò inizialmente dell’organizzazione del suo stato. Reclutò dei generali come suoi assistenti che chiamò imperatori e cesari e, dopo essere riuscito a sottomettere i nemici dello Stato e a stabilizzarne i confini, si dedicò alle questioni interne. Purtroppo, si rivolse contro la religione cristiana per correggere l’idolatria. Per questo motivo, nel 303 d.C. convocò i suoi assistenti Cesari e i generali nella capitale dello stato romano orientale in tre assemblee generali. Tra questi c’era il ventottenne Giorgio, che si era distinto più volte nelle guerre.
Così si riunirono tutti insieme per prendere decisioni sullo sterminio e l’annientamento della fede cristiana. Diocleziano fu il primo a parlare e ordinò a tutti di intraprendere la lotta sterminatrice contro il cristianesimo. Tutti promisero di fare ogni sforzo per eliminare la religione cristiana dallo stato romano. Allora il coraggioso Giorgio si alzò e disse: “Perché, re e principi, volete spargere sangue giusto e santo e costringere i cristiani a venerare e adorare gli idoli?”. E proclamò la verità della religione cristiana e la divinità di Cristo.
Non appena terminò, tutti furono confusi da questa confessione e cercarono di convincerlo a pentirsi di ciò che aveva detto, tranquillizzando così anche Diocleziano. Ma Giorgio rimase fermo e proclamò con coraggio la sua fede cristiana.
In prigione
Infuriato, Diocleziano ordinò che fosse rinchiuso in prigione e che gli fossero legate le gambe al legno e che, dopo essersi sdraiato sulla schiena, gli fosse posta una grossa e pesante pietra sul petto.
Il mattino seguente Diocleziano ordinò che Giorgio fosse portato davanti a lui per essere interrogato. Ancora una volta rimase fermo nella sua confessione e, nonostante tutte le lusinghe e le promesse dell “imperatore, proclamò la sua fede e parlò dei tesori celesti. Diocleziano si infuriò per le sue parole e ordinò ai carnefici di legare il santo a una grande ruota in modo che il suo corpo potesse essere fatto a pezzi. Si fece anche beffe del coraggio del Santo e lo invitò ad adorare gli idoli. Giorgio ringraziò Dio per aver meritato di essere messo alla prova e accettò di buon grado di sottoporsi a questa terribile tortura, che stava spaccando tutto il suo corpo in piccoli pezzi sottili, perché intorno alla ruota c” erano ferri taglienti, che sembravano coltelli, conficcati nella ruota. Infatti, non appena la ruota si muoveva, i ferri affilati iniziavano a tagliare il suo corpo. Poi si udì una voce dal cielo che diceva: “Non temere, Giorgio, perché io sono con te” e subito un angelo liberò il Santo, slegandolo dalla ruota e tutto il suo corpo travolto fu guarito.
Giorgio, acquisita la sua meravigliosa statura, con un aspetto angelico, si presentò a Diocleziano, che era andato con altri a fare un sacrificio. Non appena lo videro, rimasero tutti stupiti e meravigliati. Alcuni sostenevano che fosse qualcuno che gli somigliava e altri che fosse un fantasma. Ma mentre stavano commentando l’evento, due dei suoi ufficiali, Protolomeo e Anatolio, apparvero davanti al re con un migliaio di soldati e confessarono la loro fede in Cristo. Diocleziano era così arrabbiato che si infuriò e ordinò di ucciderli, cosa che avvenne immediatamente.
Poi ordinò di riempire immediatamente una fossa con calce e acqua e, dopo avervi gettato Giorgio, di lasciarlo lì dentro per tre giorni e tre notti in modo che le sue ossa si dissolvessero.
Infatti i carnefici gettarono il Santo nella calce viva e chiusero la bocca della fossa. Dopo tre giorni Diocleziano mandò dei soldati ad aprire la fossa. Ma con grande sorpresa trovarono Giorgio in piedi nella calce e in preghiera. L’evento colpì e provocò ammirazione ed eccitazione tra la gente, che gridò: “Il Dio di Giorgio è grande”. Diocleziano chiese spiegazioni a Giorgio, che imparò le arti divinatorie e come usarle. Giorgio rispose che gli eventi erano il risultato della grazia e del potere divino, non della magia e del fascino.
Diocleziano si infuriò e ordinò che gli venissero messi dei calzari arroventati con punte di ferro e che fosse costretto a camminare. Il Santo pregò e camminò senza subire danni. Di nuovo ordinò di imprigionarlo e pensò di convocare i principi per valutare cosa avrebbero dovuto fare a Giorgio. E dopo averlo picchiato così duramente con le fruste e aver travolto l “intero corpo del Santo, lo presentarono a Diocleziano, che rimase stupito nel vedere Giorgio splendente come un Angelo. Pensò, quindi, che questo fenomeno fosse dovuto alle sue capacità magiche. Così chiamò il mago Atanasio (vedi 23 aprile) per risolvere l” incantesimo di Giorgio.
Innocuo dal veleno
Venne dunque il mago Atanasio, che teneva in mano due vasi di argilla, dove c’era del veleno. Nel primo vaso il veleno provocava la pazzia, mentre nel secondo il veleno provocava la morte.
Essi condussero immediatamente il Santo da Diocleziano e dal mago Atanasio. Il re ordinò che gli fosse dato da bere il primo veleno. Il Santo, senza esitare, bevve il veleno del primo recipiente, dopo aver pregato dicendo: “Signore Gesù Cristo, Dio nostro, che hai detto anche alla bevanda mortale: non fare loro del male, ammira ora le tue misericordie”. E non soffrì assolutamente nulla!
Non appena videro che non gli era successo nulla, il re ordinò al mago di dargli il secondo recipiente. Bevve anche quello senza subire il minimo danno. Allora tutti si stupirono di questo miracolo. Diocleziano insistette ancora sul fatto che, affinché Giorgio non morisse, aveva un incantesimo tutto suo. Il mago Atanasio, che sapeva quanto fossero potenti i veleni, dopo essersi inginocchiato davanti al martire, confessò la sua fede nel vero Dio. Allora Diocleziano ordinò di uccidere immediatamente Atanasio. In quel momento arrivò la moglie di Diocleziano, Alessandra (vedi 21 aprile), che confessò la sua fede nel vero Dio. Diocleziano, crudele e senza cuore, ordinò di imprigionarla e il giorno dopo di tagliarle la testa. Alessandra, mentre pregava in prigione, consegnò la sua anima nelle mani di Dio.
Il martirio del Santo
San Giorgio era rinchiuso in prigione e di notte vide in sogno Cristo, che gli annunciò che avrebbe ricevuto la corona del martirio e avrebbe meritato la vita eterna. All’alba i soldati ricevettero da Diocleziano l’ordine di presentare il Santo al suo cospetto. In effetti il Santo marciò pieno di gioia verso il re, poiché prevedeva che la sua fine fosse giunta. Così, quando Diocleziano lo vide, suggerì di andare al tempio di Apollo per sacrificare al suo idolo. Quando il Santo entrò nel tempio, alzò la mano e, dopo aver fatto il segno della croce, ordinò all’idolo di cadere. Immediatamente cadde e fu fatto a pezzi.
Il sacerdote degli idoli e il popolo erano così arrabbiati che chiesero al re di mettere a morte Giorgio. Diocleziano emise un ordine e gli tagliò la testa.
Il fedele servitore del Santo, Pasicrate, eseguendo il desiderio del Santo, ricevette la Santa reliquia del Martire insieme a quella di sua madre, Santa Policronia (vedi 23 aprile) e la portò a Lydda in Palestina. Da lì, come attestano le fonti, i crociati presero le sante reliquie di Santa Policronia e le portarono in Occidente.
- Transazione garantita al 100%!
- Garanzia 100% soddisfatti o rimborsati!
- Consegna immediata dei prodotti che abbiamo in magazzino.




Reviews
There are no reviews yet.